Sport, 19 ottobre 2023

Yakin ha la fiducia della Svizzera… ma la Svizzera chiede il suo addio

La ASF ha confermato senza il minimo dubbio l’attuale ct, ma i tifosi non sono esattamente della stessa opinione

LUGANO – Svizzera-Romania 2-2. Kosovo-Svizzera 2-2. Svizzera-Bielorussia 3-3. Tre pareggi, uno più clamoroso dell’altro, inframmezzati dalla semplice vittoria contro Andorra. Tre pareggi che hanno reso complicato un cammino che sembrava completamente in discesa. Un cammino che porta dritto dritto verso la Germania. Verso i prossimi Europei. E che ora si è fatto più impervio, più difficile e più delicato e che il prossimo mese darà i suoi verdetti. Sì perché la Nazionale è attesa da un trittico di partite niente male a partire dal 15 novembre: prima la trasferta in Israele – in attesa di capire cosa accadrà in Medioriente e se la partita verrà disputata, come sembra ovvio, in un altro Paese – poi la gara interna contro il Kosovo e infine la sfida in Romania. Il tutto in sei giorni! Sei giorni in cui Murat Yakin si giocherà il suo futuro. 

 
 
Sì perché il ct, capace di qualificare la nostra Nazionale agli ultimi Mondiali a spese dell’Italia, prendendola in mano dopo Euro 2021, ora è finito sulla graticola, non da parte dell’ASF, quanto dei suoi tifosi. Se già in precedenza, già al momento della sua nomina, c’era stato qualche mugugno, che si era trasformato in un grido di protesta dopo il roboante 1-6 subìto dal Portogallo in terra qatariota e la scelta bislacca di cambiare modulo in occasione di quel match, il pareggio interno contro la Bielorussia ha sollevato del tutto il coperchio del pentolone che ribolliva di dubbi, di brontolii e di poca riconoscenza da parte dei supporters elvetici.
 
 
La ASF martedì è intervenuta facendo chiarezza, per buona pace di coloro che volevano la “sua testa” (meglio usare le virgolette in questo momento, visto quanto avviene nel mondo): “Murat Yakin ha la nostra piena fiducia per guidare la nostra squadra verso la qualificazione a Euro 2024 in Germania. Pianificheremo il futuro, come abbiamo già discusso e comunicato a giugno, dopo la campagna di qualificazione”, ha spiegato il presidente della Federazione, Dominique Blanc che ha però evidenziato come gli ultimi risultati ottenuti “non corrispondano agli obiettivi che ci eravamo prefissati. Ciononostante la Svizzera si trova comunque al secondo posto nel girone I, a un punto dalla Romania, che ha però una partita in più. Abbiamo dunque ancora le carte in regola per finire al primo posto e qualificarci”.
 
 
Tutto vero, tutto giustissimo, specie l’ultima frase, ma a novembre queste parole devono essere tramutati in fatti. La Romania ci precede di 1 punto, Israele al momento è a -4 con una partita in meno ed entrambe ci attendono al varco. Così come al varco ci attendono tanti detrattori del ct: navigando sui vari social, buttando un occhio sui profili di diversi personaggi legati al mondo del calcio elvetico, e su quelli di persone “comuni”, si possono leggere commenti o tweet del tipo “#YakinOut”, “ASF, licenziatelo”, “Yakin è da mandare a casa”. Insomma, se il ct ha la fiducia della Svizzera, intesa come ASF, non ha certo quella della Svizzera intesa come tifo.
 
 
Novembre si avvicina e il tempo di ritirare le somme anche…

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