Il vertice del G7 che si terrà a Evian, in Francia, il prossimo 15 giugno sta tenendo occupato le autorità federali e quelle del canton Ginevra, che dista poche decine di chilometri dalla cittadina francese. Anche se la Svizzera non organizza nè partecipa a questo evento che riunisce i potenti del momento, si trova suo malgrado coinvolta per una mera questione di vicinanza. I leader che parteciperanno al vertice faranno capo all'aeroporto di Ginevra per recarsi e lasciare l'evento, e gli oppositori no-global protesteranno proprio nella città di Calvino. Ne consegue che i costi di sicurezza saranno di diversi milioni, senza contare disagi e limitazioni al traffico nei giorni del G7.
A Berna e a Ginevra, la situazione sta creando non pochi malumori. Il motivo è che la Francia non ha minimanente coinvolto la Svizzera e, per ora, non ha ancora accettato di partecipare ai costi di un evento che, eppure, ha deciso di organizzare. Anzi, in diversi credono che Macron abbia deciso di tenere il vertice proprio a Evian in modo da risparmiare sulla sicurezza e scaricarla sulla Svizzera. Di fronte a questa situazione inedita, c'è chi vorrebbe chiudere completamente Ginevra al G7, incluso vietare l'utilizzo dell'aeroporto ai suoi partecipanti. È perlomeno quanto propone Mauro Poggia, Consigliere agli Stati di Ginevra che vuole così replicare a tono alla noncuranza della Francia riguardo alla condivisione dei costi di sicurezza per il viaggio dei capi di Stato del G7 da Cointrin a Evian.
Sebbene la Francia non abbia ancora confermato la sua intenzione di farsi carico di parte dei costi, il parlamentare del «Mouvements des Citoyens», irritato dalla mancanza di rispetto mostrata nei confronti della Svizzera, ha dichiarato alla stampa romanda che "l'aeroporto di Ginevra potrebbe essere chiuso, sul lato svizzero, per i dignitari attesi al G7, in modo che la Francia possa garantirne la sicurezza fino a destinazione senza farli transitare sul nostro territorio". Second Poggia non è responsabilità della Svizzera sostenere i costi della sicurezza dei capi di Stato dal momento in cui sbarcano dall'aereo fino al loro arrivo a Evian. «Se i visitatori del G7 dovessero attraversare il cantone via terra per raggiungere Evian», teme, «dovremmo fornire loro un consistente servizio di sicurezza a nostre spese. Sarebbe un servizio che offriremmo loro». Il Consigliere agli Stati immagina lo scenario della visita di Donald Trump in Svizzera: «Se il Presidente degli Stati Uniti si recasse a Evian passando per Ginevra, potrebbero esserci manifestazioni, il che aumenterebbe inevitabilmente il rischio. Perché dovremmo sopportare questo peso da soli?».
Naturalmente, i capi di Stato avranno i propri servizi di sicurezza. Ma la polizia svizzera dovrà comunque mobilitarsi per bloccare le strade lungo il percorso, scortare i convogli e probabilmente richiedere il supporto della polizia militare. Questo costo si aggiungerebbe all'elevato, ma inevitabile, costo della sicurezza dell'aeroporto stesso.
Piuttosto che sopportare gli inconvenienti del percorso Cointrin-Evian, Poggia raccomanda ai partecipanti al G7 di lasciare l'aeroporto passando per il settore francese di Ferney-Voltaire, percorrendo la strada francese da Annemasse/Thonon a Evian. “Anche se questo percorso è più lungo, ha il vantaggio di aggirare il territorio svizzero”.
Più in generale, l'idea di atterrare all'aeroporto di Lione-Saint-Exupéry sta circolando nel dibattito politico e mediatico nella Svizzera francese. Perché atterrare a Ginevra quando il vertice si tiene in Francia e far ricadere i costi della sicurezza sulla Svizzera? Perché non usare l'aeroporto di Lione? “Troppo lontano”, afferma Poggia. L'aeroporto di Lione dista effettivamente 2 ore e mezza di auto da Evian, contro un'ora di Cointrin, il che lo rende meno comodo per le delegazioni VIP. Queste delegazioni trovano inoltre a Ginevra una competenza diplomatica superiore, poiché il suo aeroporto è uno dei soli due al mondo, insieme al John F. Kennedy di New York, dotato di un servizio di protocollo di altissimo livello.
"Per quanto riguarda l'aeroporto di Lione, questa opzione non è stata presa in considerazione perché troppo distante da Evian", ha risposto il tenente colonnello Luc Broch, vice comandante della polizia di Ginevra, durante un'audizione del 2 aprile davanti al Gran Consiglio. "Non cambierebbe molto nemmeno per la Svizzera", ha aggiunto, "perché attualmente l'aeroporto di Lione funge da riserva in caso di problemi a Ginevra. L'aeroporto di Ginevra avrebbe svolto tale funzione anche se fosse stato scelto Lione, quindi tutto avrebbe dovuto essere pianificato in ogni caso". Ginevra ha prontamente accettato di ospitare i visitatori nel suo aeroporto, ma con l'aspettativa di una ripartizione dei costi.
Già nel 2003, la Svizzera aveva pagato più della Francia per i costi sostenuti sul suo territorio in seguito al vertice del G8 di tre giorni a Evian. La Confederazione e i cantoni hanno dovuto coprire il 52% del conto finale relativo alla sicurezza militare e di polizia dispiegata sul lato svizzero. Il conto ammontava a 40 milioni di franchi, di cui il governo francese ne ha coperti 18 milioni, lasciando più della metà a carico del contribuente svizzero. Ulteriori 4 milioni di franchi sono stati necessari per coprire il costo dell'assunzione di 1'000 agenti di polizia tedeschi e 15 cannoni ad acqua. Tale importo è stato coperto dal cantone di Ginevra, con un contributo della Confederazione.
Ma questo non era il piano iniziale. A differenza del 2026, prima del vertice del G8 del 2003 si erano svolte discussioni dettagliate sulla ripartizione dei costi della sicurezza. La Consigliera federale Micheline Calmy-Rey aveva incontrato il suo omologo francese, Dominique de Villepin, a Parigi il 28 febbraio 2003 per discutere la questione.
Tra i due paesi è stato quindi concluso un accordo quadro bilaterale, in base al quale la Francia aveva accettato di coprire la maggior parte dei costi totali, ovvero 18 milioni di franchi su un totale allora stimato in 25 milioni. Tuttavia, il contributo della Francia si era limitato a 18 milioni. Quindi, alla fine, quando il conto era stato pagato in gran parte dalla Svizzera. 23 anni dopo invece, nessuna pianificazione comune e la Svizzera potrebbe dover pagare la somma per intero, che verosimilmente anche questa volta sarà di diverse decine di milioni di franchi.





