Svizzera, 12 giugno 2026

Dal G7 francese una fattura plurimilionaria per la Svizzera... che la Francia si rifiuta di pagare

Giovedì 11 giugno, le autorità svizzere hanno tenuto una conferenza stampa all'aeroporto di Ginevra per presentare le misure di sicurezza previste per il vertice del G7 a Evian-les-Bains. Ma dietro questa dimostrazione di forza e i discorsi che enfatizzavano la quasi perfetta collaborazione tra le varie autorità, è emerso un altro messaggio, chiaramente rivolto a Parigi. La Francia si rifiuta attualmente di versare un solo centesimo alla Svizzera, nonostante l'organizzazione del vertice si terrà in territorio francese. Una situazione che le autorità svizzere trovano evidentemente difficile da accettare.

"Abbiamo chiesto alla Francia due cose: di contribuire ai costi e di assumersi la responsabilità della sua scelta, mettendo a disposizione il proprio territorio come sede per i colloqui. Dopo sei mesi di discussioni, è chiaro che non siamo ancora soddisfatti di queste due richieste". "È deplorevole che non siamo riusciti a raggiungere questo livello di collaborazione con la Francia", ha affermato Carole-Anne Kast, Consigliera di Stato di Ginevra responsabile per la sicurezza.

Poco prima, Alain Gaschen, delegato del Consiglio federale al G7, aveva già ribadito la posizione svizzera. "Abbiamo chiesto alla Francia di assumersi il suo ruolo di paese ospitante dal punto di vista finanziario". L'ambasciatore sottolinea, tuttavia, che la cooperazione operativa con i paesi vicini sta procedendo molto bene. Ma sulla ripartizione dei costi, ad oggi non è stato raggiunto alcun accordo.

E ora la porta sembra chiusa. Secondo Gaschen, la decisione francese è irrevocabile, come riportato dal portale "20 Minutes". "Non ci saranno ulteriori negoziati su questo argomento", afferma. Questa dichiarazione contrasta nettamente con le osservazioni fatte a fine maggio da Guy Parmelin. Il presidente della Confederazione aveva infatti affermato all'epoca che le discussioni erano in corso ed espresso la sua convinzione che si sarebbe trovata una soluzione.



Il ministro UDC forse riuscirà ancora a scambiare qualche parola con Emmanuel Macron durante il vertice, a cui è stato invitato. Pur rifiutando qualsiasi contributo finanziario, la Francia, con un gesto magnanimo, ha acconsentito alla partecipazione di Guy Parmelin ad "alcuni segmenti" del G7.

Solo per la sicurezza dei cantoni di Ginevra, Vaud e Vallese, le prime stime indicano una spesa tra i 24 e i 25 milioni di franchi. Tuttavia, questi cantoni non dovrebbero sopportare da soli questo pesante fardello. La Confederazione li sosterrà finanziariamente per l'80%.

Questa cifra non include la mobilitazione di circa 4'000 militi dell'esercito. Interpellato da Blick, l'esercito assicura comunque che "i costi aggiuntivi saranno marginali". Anche la polizia di Ginevra richiederà rinforzi dalla Germania, tra cui autobotti con cannoni ad acqua e supporto di polizia. Per motivi di sicurezza, al momento non sono state fornite ulteriori cifre.

Un altro fattore incognito è il potenziale danno causato dalle proteste anti-G7. A Ginevra, il cantone ha già stanziato 6 milioni di franchi svizzeri a sostegno delle attività commerciali che potrebbero subire danni tra il 12 e il 18 giugno a causa del vertice. Tuttavia, Parigi ha adottato una misura che potrebbe limitare la pressione sulla sicurezza da parte svizzera. Tutte le delegazioni pernotteranno in Francia, evitando così di aggravare i costi già ingenti. In definitiva, un'immagine rimane piuttosto eloquente: quella di un vertice organizzato in Francia, ma con una parte significativa dell'onere della sicurezza che ricade sulle spalle della Svizzera. A Ginevra, gli aerei decolleranno, le delegazioni transiteranno, la polizia pattuglierà e i commercianti tratterranno il fiato. Parigi, dal canto suo, non aprirà il portafoglio. Questo lascia l'amaro in bocca alla Svizzera, proprio nel momento in cui le autorità assicurano che la cooperazione transfrontaliera funziona a pieno regime.

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