Dalla fine del 2022, la Svizzera si è trovata a dover gestire centinaia di domande di asilo che non era autorizzata a trattare. Questo perchè da allora il governo italiano si rifiutava di farsi carico dei cosiddetti casi "Dublino": richiedenti asilo inizialmente registrati in Italia, per i quali Roma è responsabile in base al Regolamento Dublino.
Ma la situazione potrebbe presto cambiare. "L'Italia ha annunciato che riprenderà i trasferimenti previsti dal Regolamento Dublino", ha dichiarato a Blick la Segreteria di Stato per la Migrazione (SEM). Questo cambio di rotta da parte dell'Italia è dovuto all'entrata in vigore, venerdì 12 giugno, del Patto europeo sulla migrazione, la riforma più significativa del diritto d'asilo degli ultimi anni. Fino ad ora, la cooperazione tra gli Stati membri dell'UE è stata difficoltosa. Alcuni Paesi alle frontiere esterne dell'UE ricevevano un numero di richiedenti asilo significativamente superiore rispetto ad altri. Allo stesso tempo, non esisteva un meccanismo per distribuire queste persone in modo più equo.
Con questa riforma gli Stati membri dell'UE metteranno in atto un meccanismo di solidarietà. Da un lato, i paesi UE che non confinano paesi esterni a Schengen dovranno accogliere rifugiati e fornire loro assistenza finanziaria o supporto logistico. In cambio, paesi come l'Italia dovranno prevenire la migrazione secondaria e saranno responsabili dei migranti che arrivano sul loro territorio. "Prevediamo che i primi trasferimenti riprenderanno dopo l'attuazione dell'accordo con l'UE", afferma Magdalena Rast, portavoce della Segreteria di Stato per la Migrazione (SEM).
Il Consiglio federale ha recentemente pubblicato dati sull'entità di questa situazione di stallo con l'Italia, in risposta a un'interrogazione parlamentare. Tra la fine del 2022 e l'aprile 2026, la Svizzera ha ripreso le procedure di asilo per 3'071 persone a causa della sospensione dei trasferimenti. 1'046 persone hanno così ottenuto protezione in Svizzera. La Svizzera ha anche dovuto coprire i costi di queste procedure. Attualmente, 1'211 persone hanno una scadenza di trasferimento in sospeso. Teoricamente potrebbero essere trasferite in Italia, con l'accordo di Roma.
Con il nuovo patto entrato in vigore venerdì 12 giugno, gli Stati membri sono ora chiamati ad attuare queste norme. Tuttavia, sebbene la Commissione europea abbia lanciato un piano comune a tal fine, non tutti i paesi sono ugualmente preparati. In alcuni paesi, ad esempio, si registra una carenza di personale o di alloggi. L'avvio dell'accordo si preannuncia quindi difficile e non sappiamo ancora quando avranno luogo i primi trasferimenti dalla Svizzera all'Italia.





