Svizzera, 28 gennaio 2019

Accordo fiscale, anche Cassis perde la pazienza: "Sabotaggio del governo italiano"

"Non possiamo più aspettare perchè l'accordo è vecchio di quattro anni" sono le parole di uno spazientito Ignazio Cassis, pronunciate in un'intervista rilasciata a "La Stampa" e ripresa da Ticinonews. Se i toni del capo del dipartimento degli Affari esteri sembravano più concilianti appena due settimane durante il suo incontro con il suo omologo italiano Enzo Moavero, quando Cassis si era limitato a ribadire la disponibilità della Svizzera a firmare l'accordo, questa volta il Consigliere federale si è mostrato più impaziente, arrivando ad accusa il governo italiano di voler "sabotare" l'accordo fiscale per calcoli elettorali.

Per il ministro della Confederazione il problema sarebbe di politica interna italiana in quanto il Governo italiano “non vuole scontentare gli elettori del Nord Italia che vivono nelle zone di frontiera”.

“I frontalieri italiani sono
circa 65 mila, il 95% lavora in Ticino. La loro imposizione fiscale è retta da un accordo del 1974: pagano un’aliquota che va dall’8 al 12%. Parte di queste imposte, il 38%, viene versata al governo italiano che le gira ai Comuni di residenza”. Con il nuovo accordo l’imposizione verrebbe portata allo stesso livello di quella italiana. Con l'entrata in vigore dell'accordo l'imposizione fiscale dei frontalieri sarebbe molto più alta e e Roma avrebbe maggiori entrate per circa 300-400 milioni di euro ed eliminerebbe le disparità di trattamento tra i suoi contribuenti.

Insomma, che l’Italia stia davvero rinunciando a 400 milioni per mantenere il favore di 65mila elettori e le loro famiglie? Nonostante sia la conclusione più ovvia dell'accusa di Cassis, su questa domanda, però, Cassis non ha dato una risposta diretta: “Questa è una conclusione che state traendo voi…”.

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