Sport, 16 novembre 2021

Mattia Croci Torti: “Imprescindibile cavallo pazzo”

“Amoura può diventare come Salah”

LUGANO - Non si spaventi, Mattia Croci Torti. Il titolo odierno è un doveroso omaggio ai sentimenti che suscitava in un passato non troppo lontano: imprescindibile per lo spogliatoio e l’ambiente (bianconero o rossoblù non importa), cavallo pazzo per esuberanza e energie trasmesse. Il tempo lo ha un po’ cambiato, ci mancherebbe, ma una cosa gli è rimasta: l’umanità. Non scontato e non da poco, in un mondo perverso e particolare come quello del calcio. Lo abbiamo incontrato nei giorni scorsi.


Mattia: come si definirebbe oggi?
Sono la stessa persona che avete conosciuto qualche anno fa. E come dissi una volta in una intervista, non nego mai un sorriso a nessuno. Certo: sono cambiate tante cose, ma dentro sono rimasto il solito. Non vorrei essere diverso. 


Le responsabilità più grandi possono cambiare le persone?
Non dovrebbero. Anche se mi rendo conto che essere il tecnico del Lugano non è certamente una passeggiata. È una funzione stimolante ma al tempo stesso difficile e ricca di pericoli. Bisogna saper gestire tutte le emozioni e tutte le situazioni. 


I tifosi sono felici di avere un allenatore ticinese.
Sento la vicinanza del pubblico bianconero, e ne sono contento. Ma ciò raddoppia le mie responsabilità. Vedo molto entusiasmo attorno alla squadra e spero di essere uno gli ispiratori di questo stato d’animo. 


Non era facile sostituire Abel Braga e convincere i nuovi dirigenti a confermarla e ad allungarle, pure, il contratto. 
Mi sono unicamente preoccupato di allenare e creare un gruppo solido e unito.


Qualcuno l’ha definito il Luca Cereda del calcio. 
Sono lusingato. Lo conosco personalmente, è una persona perbene, bravissimo a gestire i rapporti con la squadra e bravissimo a trasmettere i valori della società ai suoi giocatori. Del resto non si diventa per caso il terzo allenatore della storia HCAP per partite dirette dalla panchina. Qualcosa vorrà pur dire. 


Allenatore, giocatore ma anche tifoso (di basket). Lei ha fatto un po’ di tutto. 
Se si riferisce alla mia esperienza di curvaiolo del Vacallo, beh, posso dire di essermi divertito. Non ho mai nascosto la mia fede sportiva, in tutti gli sport. Tifare per la squadra momò
è stata una bella esperienza.


Torniamo al calcio: giochista o risultatista?
Cerco di capire in quale situazione è meglio essere l’uno o l’altro. Di certo mi piace il bel gioco anche se non dimentico che alla fine contano soprattutto i risultati. Ma non solo…


Prego…
Il buon funzionamento di una squadra dipende sempre ed esclusivamente dal tipo di calciatori che hai a disposizione. Bisogna essere abili a sfruttare le loro peculiarità. Fare gli allenatori-fenomeni non paga e non ha senso.


Il calcio di oggi le piace?
In generale direi di sì ma credo che attualmente abbiamo un grosso problema: si giocano troppe partite, ovunque e in qualsiasi competizione. Nazionali o mondiali. Tante partite, tanti infortuni.


Brasile o Italia?
Da bambino tifavo per i sudamericani e i loro grandi interpreti. Ma oggi sono cambiate tante cose e quindi dico Italia. Il Brasile ha perso molto delle sue caratteristiche.


Pelè o Maradona?
Sono del 1982 e quindi del grande giocatore brasiliano ho soltanto immagini sbiadite. Sono cresciuto nel mito del Pibe e quindi dico Maradona. Inarrivabile.


Messi, Cristiano Ronaldo o Neymar?
Messi, tutta la vita.


Vladimir Petkovic o Murat Yakin?
Vlado mi ha insegnato tantissime cose. Sia a livello professionale che umano. Non finirò mai di ringraziarlo. È stato uno degli artefici principale della scalata della nostra Nazionale nel ranking mondiale. Murat mi piace: mi pare tranquillo, consapevole e preparato. Ma Petkovic è nel mio cuore.


Il bianconero Amoura è stato paragonato al connazionale Madjer, il famoso “tacco di Allah”. 
Sono due giocatori completamente diversi. Ma le dico una cosa: quando imparerà bene la lingua e conoscerà meglio il calcio europeo, diventerà un grande giocatore. Uno come Salah, non so se mi spiego…


Imprescindibile e cavallo pazzo: le piace?
Ho ancora a casa quell’articolo in cui mi si definisce così. Mi ricorda quando giocavo nel Lugano di Simone Boldini. Che tempi! (ride).


MAURO ANTONINI

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