Sport, 02 giugno 2024

“Il Lugano è consapevole del suo grande potenziale”

L’ex presidente bianconero Angelo Renzetti parla della finale e anche del caso Sabbatini

LUGANO - Angelo Renzetti oggi sarà al Wankdorf a tifare Lugano. Orgoglioso per il percorso sostenuto dalla sua ex squadra e, naturalmente, per aver contribuito in modo tangibile a costruire negli anni della sua presidenza una società solida e credibile. Con lui abbiamo parlato della finalissima ma anche del caso Sabbatini, il giocatore che lui portò in Ticino 13 anni fa e al quale il DS Da Silva, secondo insistenti voci di mercato, non vorrebbe più rinnovare il contratto. 



Angelo Renzetti: negli ultimi giorni si è parlato molto del caso Jonathan Sabbatini. 
Le tempistiche con cui il caso è scoppiato non hanno certo fatto bene all’ambiente. Detto questo penso che la posta in palio al Wankdorf sia talmente importante che tutti possano e debbano concentrarsi solo sulla finale. 


Ma lei lo avrebbe confermato?
La mia esperienza mi fa dire che nel momento in cui un giocatore deve decidere di chiudere la carriera nel calcio d’èlite è sempre delicato e doloroso sia per lui sia per la società. Ci sono di mezzo tante valutazioni, tecniche e sentimentali, senza dimenticare il famoso piano B che non tutti hanno predisposto. Per quanto riguarda Jonatahan l’avrei riconfermato almeno per un’altra stagione. Aspetto comunque le motivazioni che la società fornirà il 3 giugno (domani per chi legge, ndr) per saperne di più sulla vicenda.


La dirigenza attuale non sembra essere molto sensibile al suo desiderio di continuare; però ci mette i soldi e ha diritto di fare ciò che vuole. O no? 
Quando ho ceduto la società a Joe Mansueto (e lo rifarei mille altre volte soprattutto se penso in che mani di filibustieri avrebbe potuto finire) mi era chiaro che si sarebbe passati da una gestione chiamiamola personale-local-familiare a una di tipo prettamente aziendale. Con tutti i vantaggi e le criticità del caso. Ma i primi sono stati e sono certamente superiori alle seconde. 


Secondo lei la vicenda può condizionare in qualche modo Croci Torti e l’ambiente? 
Mattia è una persona sensibile che sa mettere la squadra al di sopra di tutto. Uno dei suoi pregi è proprio quello di saper gestire il gruppo e gli aspetti psicologici della professione. Che oggi sono determinanti rispetto a quelli tecnico-tattici. 


Le voci di mercato potrebbero incidere su questo finale di stagione.
Il mercato influenza sempre ma non può essere evitato. Tutti i giocatori, specie i più giovani, mirano a giostrare in campionati maggiormente prestigiosi. Qualcuno ci riesce e altri falliscono. Ma il desideriosogno è comprensibile. Nello sport come nella vita se non sei ambizioso e volitivo non arrivi da nessuna parte. 


Come giunge il Lugano alla finalissima odierna?
Con la consapevolezza di aver disputato una grande stagione e di avere un impianto di gioco che è tra i migliori in Svizzera. Se dovessi trovare il pelo nell’uovo questo riguarderebbe la difficoltà nel trasformare le occasioni in gol, oppure talvolta lo specchiarsi eccessivamente, cercando la rete attraverso tanti tocchi invece di andare al sodo.


Sabbatini titolare a Berna: sì o no?
Come ho detto in precedenza Croci-Torti sa il fatto suo e valuterà le condizioni dei ragazzi per mettere in campo la squadra migliore. Non dimentichiamo che se già in campionato non si gioca ormai più in undici ma in sedici, in Coppa (con la possibilità dei supplementari e dei rigori) la panchina diventa fondamentale. 


Un nostro collega ha affermato che la finale la vincono i ginevrini perché hanno più fame.
Andate a chiedere ad Ancelotti e ai suoi se sono sazi o desiderano fortemente conquistare un’altra Champions League. Nessuno si stanca mai di vincere e ci mancherebbe che il Lugano – che l’anno scorso perse in modo evitabile dall’Young Boys – scenda in campo senza la fame necessaria. E poi credo che nessuna squadra allenata da Croci-Torti commetterebbe questo errore. 


Lei non ha mai vinto una Coppa col Lugano. Però ha costruito il club con tanti sacrifici e ciò, lo possiamo dire, vale come un trofeo.
Il vero e grande trionfo della mia gestione è stato mantenere in vita e a dignitosi livelli la squadra per undici anni.

M.A.

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