Luciano Gaucci, ex presidente del Perugia, è morto di Alzheimer nella Repubblica Dominicana nel mese di marzo del 2009. Da uomo libero anche se dimenticato. In Italia aveva un grosso debito con la giustizia e fuggì in quella che diventerà in seguito la sua seconda patria, avendo contratto matrimonio con una donna del posto di 42 anni più giovane di lui (Gaucci nella sua spericolata esistenza non si è mai fatto mancare nulla). Mise in piedi dal nulla una società di pulizie a Roma, la sua città amata, poi diventò presidente del Perugia dopo il fallimento portandolo sino alla Serie A (e pure in Europa) e, infine, grazie al suo fiuto, preparò e lanciò il cavallo Tony Bin verso le vette più alte del mondo delle corse. Imprenditore tenace e uomo di successo, Lucianone era sempre circondato da belle donne (quasi tutte molto più giovani) e non si tirò mai indietro quando bisognava portare a termine operazioni spesso fuori dalla legalità.
Visionario e corrotto, così si potrebbe definire la sua figura: fu lui a nominare una donna allenatore in un club professionistico italiano (nel caso Carolina Morace) e fu sempre lui che tentò di addomesticare certe partite. Ma non solo: fu pure indagato e condannato per il fallimento del Perugia. Ebbe tutto dalla vita, o quasi, il patron perugino: sì, perché la cara e adorata Roma, la squadra del quale era diventato tifoso da bambino, gli sfuggì. Anche nel suo rifugio dominicano, ottenne la nazionalità, non ha mai smesso di seguire la Roma.
Gaucci nacque nella Capitale italiana sul finire del1938 da una famiglia povera. Ma presto si dette dafare e diventò imprenditore grazie ad una impresa di pulizie, La Milanese, alla quale con il tempo affiancò una scuderia di cavalli e mise a segno il suoprimo colpaccio, comprando Tony Bin, un purosangue. Luciano però non si accontentò: voleva la Roma, del quale era diventato vice-presidente. Furono anni gloriosi: lo scudetto, la finale (persa) di Coppa dei Campioni contro il Liverpool.
Il club giallorosso era diventato il baluardo contro le squadre del Nord. Gaucci però sognava di prendere il posto di Dino Viola, ma la cosa non si avverò. Si dovette accontentare del Perugia, di cui diventò proprietario dopo il fallimento. Per 13 lunghi anni ne sarà padre-patrone implacabile. Ruvido, severo ma anche u-mano. Sotto di lui, il Perugia ottenne una promozione dalla Serie C1 alla Serie B nel 1994, due promozioni dalla Serie B alla Serie A (1996 e 1998), oltre una promozione fra i cadetti annullata per illecito sportivo nel torneo 1992-1993, illecito che costò a Gaucci tre anni di squalifica. Di tanto in tanto usciva fuori quel suo irrefrenabile istinto delinquenziale. In Umbria diventò comunque un eroe popolare: nel 2003 il Perugia arrivò in semifinale di Coppa Italia e nel 2004 approdò addirittura in Coppa UEFA.
Nel bel mezzo di tutto, lanciò allenatori sconosciuti come Serse Cosmi e giocatori che sarebbero diventati campioni del mondo: Marco Materazzi, Fabio Grosso e Rino Gattuso. Alla sua corte arrivarono anche calciatori improbabili come il sudcoreano Ahn, il cinese Ma Mingyu ma soprattutto il libico Saadi Gheddafi, figlio del dittatore Muhammar Gheddafi. Provò anche il tesseramento della calciatrice tedesca Birgit Prinz, a quei tempi la più forte al mondo. Fu necessario l'intervento della FIFA per sconsigliare Gaucci.
Il dirigente mise le mani anche su altre società di calcio italiane. Oltre al Perugia e alla Viterbese diventò proprietaro anche del Catania e della Sambenedettese, sempre con risultati lusinghieri. Poi il crac e la fuga a Santo Domingo e il ritorno, grazie ad un indulto, alla adorata Roma. Fine del lungo viaggio.
JACK PRAN