Svizzera, 19 luglio 2019

Il Patto ONU che cova sotto la cenere

E’ un po’ che non si sente più parlare del patto ONU sulla migrazione, detto anche Global Compact. Quello che 165 Stati hanno sottoscritto nel dicembre dello scorso anno. La Svizzera, per fortuna, non è tra i Paesi firmatari. Almeno per ora. Ma è chiaro che il fuoco cova sotto la cenere. Nei primi mesi dell’anno sembrava fosse imminente una decisione sul tema a livello di Camere federali. Poi è calato il silenzio. Un silenzio carico di suspense. Cosa si attende? Ovvio: si aspetta che siano passate le elezioni federali. Dopodiché, la “voglia matta” di sottoscrivere accordi internazionali, caratteristica del triciclo PLR-PPD-PSS, potrà tornare ad avere libero sfogo. Del resto, è per questo stesso motivo – elezioni di ottobre – che il Consiglio federale sta menando il can per l’aia sull’accordo quadro istituzionale, con richieste di chiarimenti su questioni di dettaglio. Il nucleo centrale di questo trattato coloniale, ossia la ripresa automatica (altro che “dinamica”) del diritto UE ed i giudici stranieri, è infatti già dato per acquisito. La realtà è semplice: il CF, come pure i partiti del triciclo, vogliono firmare. Ma non osano farlo ora. Perché l’appuntamento con le urne incombe.

Libera circolazione mondiale?

Non serve il Mago Otelma per prevedere che, una volta scampato il pericolo, oltre all’accordo quadro verrà estratto dal cilindro bernese anche il patto ONU sulla migrazione. Questo patto mira ad introdurre la libera circolazione delle persone a livello mondiale e a trasformare l’immigrazione clandestina non solo in un diritto, ma addirittura in un diritto umano. Ci si inventerà pure una nuova categoria di migranti: i rifugiati climatici. Non è certo per caso che l’establishment multikulti sta santificando la delinquente Carola Rackete, la quale non ha infranto il blocco navale di Salvini per salvare delle vite, bensì per ottenere visibilità mediatica. Il lavaggio del cervello all’opinione pubblica in chiave immigrazionista e sovranofoba procede a pieno regime.

Trattato vincolante

Il patto ONU sulla migrazione viene spacciato per “non vincolante”. Niente di più falso. Se sottoscritto, questo trattato diventerà vincolante eccome. A parte
che mai è accaduto, né mai accadrà, che la Confederazione firmi un accordo internazionale senza l’obiettivo di poi attenervisi pedissequamente. Anche contro i propri interessi. Anche quando tutti gli altri firmatari si comportano in modo assai diverso. Ma di recente si è appreso da fonti stampa che il servizio giuridico della Commissione UE starebbe lavorando ad un documento che mira a rendere il patto ONU vincolante per gli Stati membri dell’Unione europea. L’esperienza insegna che ciò che è vincolante per i paesi UE, in breve tempo lo diventa anche per la Svizzera. Per questo possiamo ringraziare l’abitudine alla genuflessione compulsiva sviluppata dalle maggioranze politiche.

La censura

Ma c’è anche un altro motivo per cui il Patto ONU sulla migrazione non va in nessun caso sottoscritto. Esso prevede infatti l’impegno, per i Paesi firmatari, a far sì che su migranti e migrazione i media possano riferire solo in modo “obiettivo”; il che, l’hanno capito anche i paracarri, significa in modo “positivo”. Altrimenti detto: delle frontiere spalancate e dell’immigrazione clandestina si potrà solo parlare bene. Si sta dunque preparando una grave forma di censura. Un’allarmante limitazione della libertà d’espressione e di stampa. Il disegno è chiaro: imporre il pensiero unico multikulti a colpi di codice penale. Ma i sedicenti difensori dei diritti democratici e delle libertà tacciono.

Se si premia chi ci svende…

Le sfide che in tempi brevi attendono la Svizzera sono tante e della massima importanza. O la finiamo di inchinarci ad ogni pretesa di organismi sovranazionali quali la Commissione UE o l’ONU, o la Svizzera cesserà di esistere. Queste entità, prive di legittimazione democratica, mirano alla rottamazione degli Stati nazionali. Perché l’atteggiamento della Svizzera cambi, occorre però dare voce a quelle forze politiche che difendono l’indipendenza del Paese. Che considerano la sovranità nazionale un valore e non un reato. Se invece il voto popolare continua a premiare chi svende la nazione, poi c’è poco da lamentarsi se accade proprio questo.

Lorenzo Quadri
Consigliere nazionale
Lega dei Ticinesi  

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