Opinioni, 07 dicembre 2023

Per la scuola: più trasparenza, meno ideologia! La scuola, il Decs e l’ultima crociata.

Un Messaggio che scotta

Compito arduo e non invidiabile quello della direttrice del Decs Marina Carobbio. Tra le sue mani subito una patata che scotta. E non mi riferisco al contenzioso su pensioni e tagli. Bensì al Messaggio 8269, colpo di coda con cui l’amministrazione Bertoli ha proposto una nuova legge sulle scuole dell’obbligo. Un pasticcio che corona una serie di scivoloni che ha contraddistinto la precedente amministrazione, specie sul delicato tema della riforma del sistema dei livelli nella scuola media.

In modo netto si è già espresso il Movimento della Scuola (MdS). Le motivazioni portate dall’acuto testo del suo presidente Fabio Camponovo sono numerose e di primo piano, su forma e contenuti. Testo che si concludeva con l’esplicita richiesta di ritirare il Messaggio.
Irritanti incongruenze, legittimi dubbi

Mi limiterò qui a riprendere due aspetti.

La nuova legge proposta contiene due elementi che acquisiti non sono: l’eliminazione dei corsi a livello e relativa introduzione- non su base volontaria- della codocenza.

Questa fuga in avanti è difficile da comprendere e francamente piuttosto irritante, anche perché trattasi di recidiva (il primo episodio risale all’era Gendotti)

Stando al presente, se è vero che, per “superare” l’attuale sistema dei corsi attitudinali e di base, è stata accettata dal Gran Consiglio la sperimentazione in alcune sedi di alcuni modelli, tutti incentrati sulla codocenza, è altresì vero che la sperimentazione è appena iniziata. E se tutte le esperienze dessero esito deludente? Ma soprattutto, se la stragrande maggioranza dei docenti dovesse ammettere a gran voce l’ovvietà, ovvero che l’imposizione della codocenza è un controsenso ed è quindi controproducente?

E non basta, per sciogliere l’irritazione, il fatto che sia lo stesso Messaggio a ricordare (al capitolo 7 ma non nelle conclusioni) che l’entrata in vigore della parte inerente questi due aspetti potrà essere decisa solo al termine della sperimentazione. L’incongruenza rimane, accompagnata da legittimi dubbi. Per nulla a sproposito il MdS parla, riferendosi anche ad altre rilevanti questioni, di novità introdotte “surrettiziamente”. Non dimentichiamo che l’iter con cui si è arrivati a tale sperimentazione è a dir poco controverso. Da anni il Decs sbandiera ad ogni piè sospinto un presunto consenso generalizzato e di principio all’eliminazione dei livelli. Uno sguardo più attento alla realtà dovrebbe consigliare maggiore prudenza.

Pedagogisti mai domi

Per onestà intellettuale occorre innanzitutto ricordare che l’eliminazione dei corsi a livello era un punto saliente, forse il più saliente, della riforma “la scuola che verrà” la cui sperimentazione fu accettata a larga maggioranza dal Gran Consiglio ma bocciata dal popolo il 23 settembre 2018. Non solo. La crociata ultraventennale contro la differenziazione strutturale dei livelli, condotta sulla spinta egualitarista di influenti e mai domi pedagogisti nostrani, sussiegosamente incuranti di quanto avviene in tutto il resto della Svizzera, è costellata da passaggi che davvero fanno poco onore alla democrazia del nostro Cantone. Mi limito ai due fatti più recenti.

Più astuzia che trasparenza

Gennaio 2022. L’esito di una prima ampia consultazione su questo tema fu riportato dal Decs con un comunicato stampa il cui astuto titolo era: “Consultazione sui corsi attitudinali e di base in terza media: il 64% dei consultati è favorevole al loro superamento”. Peccato che i 109 “consultati” fossero indifferentemente gruppi o singole persone! Nel calcolo delle percentuali non fu fatta, almeno così è dato a sapere, alcuna distinzione di peso tra la risposta di un plenum docenti, di un intero partito, dell’assemblea degli allievi di un’intera scuola o-quella-di-un-singolo-individuo! Per far capire il mio scetticismo riporto l’esito della votazione svolta presso una sede di scuola media. 396 allievi votanti: favorevoli il 36%; 54 % i contrari; 10 % gli astenuti. Possibile tanta differenza con il dato del Dipartimento?



Sarebbe interessante se qualcuno riuscisse a far luce su questo che appare come un maldestro e sconcertante trattamento dei dati, ed eventualmente smentire, perché finora nessuno l’ha fatto. E segnalai la questione pure alla Commissione formazione e cultura. Del resto il direttore Bertoli, replicando in Gran Consiglio alle vibranti critiche sul rapporto alla consultazione non trovò di meglio che sottolineare la professionalità degli autori e, con crescente veemenza, accusare di mobbing (proprio così!) chi osava metterne in dubbio la correttezza di metodi e contenuti. Per non parlare di come lo stesso Bertoli negò il permesso alla consulta dei presidenti dei plenum di scuola media di pubblicare una loro sintesi delle posizioni delle diverse sedi, tacciandola – sorridere per non piangere- di non corrispondere al vero! Atteggiamenti che non gli portarono bene: la sperimentazione che puntava sui laboratori in terza media fu bocciata al termine di una memorabile seduta fiume del GC.

Codocenza passepartout?

Settembre 2022. Il Decs, per nulla messo alle strette né dai media né dalla politica, torna prontamente alla carica: ecco un’altra proposta, quella alla base dell’attuale sperimentazione, incentrata sulla codocenza. Stavolta, per spingere il progetto, si punta sul marchio di origine garantita: l’idea è attribuita al Collegio dei direttori di scuola media. La realtà, un tantino diversa, è stata segnalata nel dettaglio dal Movimento della Scuola in data 14/9/22. Ma in tutti i casi: non sarebbe stato più prudente, prima di avviare una sperimentazione piuttosto onerosa (un milione e passa) di un progetto ancor più oneroso, tastare meglio il terreno con i diretti interessati ovvero con i docenti, almeno quelli di matematica e tedesco? Non è lampante l’abisso che separa una codocenza volontaria da una imposta?

La politica, il bene ideologico e il bene reale

E dire che sono tanti anni che circolano proposte concrete e rapidamente applicabili per sanare l’attuale sistema dei livelli, senza eliminarlo, a tutto vantaggio degli allievi sia dei corsi A che dei corsi B, e senza svenamenti economici. Io stesso, nel 2011, ne formulai una sul CdT chiedendo che si intervenisse senza ulteriori indugi. Proposta che inviai poi all’allora appena eletto consigliere di Stato Manuele Bertoli. In una simile direzione va la ben più autorevole proposta degli esperti di matematica, ufficializzata due anni fa, ma circolante anch’essa da ben più tempo, forse ancor prima della mia.
Sarebbe bello se tra un immaginario bene ideologico ed il bene reale degli allievi, finalmente la politica scegliesse quest’ultimo. Bello e necessario.
Ma per nulla scontato.

Filippo Ciceri, insegnante di scuola media.

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